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陈日君枢机续探讨保定教会及安树新主教事件 |
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时间:2010-3-31 10:50:41 来源:不详
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Quando sorgono liti e questioni tra i figli della Chiesa, accade spesso che tutti rivolgano il loro sguardo al vescovo di Roma, anche se è fisicamente lontano. Magari cercano soltanto il verdetto del giudice imparziale, che sappia dividere torti e ragioni secondo giustizia, e invece capita loro di trovare anche qualcosa di meglio.
È successo di recente anche ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici della comunità cattolica cinese di Baoding, nella provincia dell’Hebei.
Lì, da qualche anno, i cuori si dividevano intorno al caso di Francesco An Shuxin, il vescovo ordinato clandestinamente (cioè senza il placet della politica religiosa del regime cinese) che dal 2006, dopo dieci anni di detenzione e isolamento, ha scelto di uscire dalla condizione di clandestinità ed esercitare il proprio ministero pastorale in fedeltà al Papa e anche nel rispetto delle procedure e dei vincoli imposti dal governo. Il tutto mentre l’altro vescovo “clandestino” Giacomo Su Zhimin, primo titolare della diocesi, risulta a tutt’oggi inavvicinabile, dopo essere stato prelevato dagli apparati di polizia nel 1996.
Fin dall’inizio, una parte dei sacerdoti dell’area clandestina aveva considerato la decisione del vescovo An alla stregua di un voltafaccia, arrivando a mettere in dubbio la legittimità della sua autorità episcopale. Le polemiche e i rinfacci hanno toccato la fase più virulenta nella seconda metà del 2009, quando gli oppositori di monsignor An hanno pubblicizzato come una prova del presunto “tradimento” la sua disponibilità ad accettare un incarico nelle strutture diocesane dell’Associazione patriottica.
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